Il mandorlo coltivato (Prunus amygdalus) appartiene alla famiglia delle rosacee, sottofamiglia prunoideae.

Il frutto è una drupa ovoidale o allungata con esocarpo (mallo) carnoso, verde, a volte sfumato di rosso.

Endocarpo (guscio legnoso) di consistenza variabile secondo la varietà. Il seme (mandorla) è ricoperta da un’epidermide liscia o rugosa di colore oscillante dall'ocra al marrone.

La pianta ha una bellissima e precoce fioritura che le consente di poter superare agevolmente i periodi estivi di eventuale siccità, e già dai primi del mese di gennaio i suoi rami si ricoprono di fiori profumati e candidi.

In Italia questa pianta viene coltivata in Sicilia e Puglia. Agrigento è, insieme a Siracusa, la zona dove questo albero è ampiamente diffuso.

Nella provincia di Agrigento il mandorlo, viene innestato su "Mandorlo amaro" e raramente su "GF677" (Mandorlo x pesco), occupa circa 15 mila ettari e viene coltivato in tutti i territori comunali. I terreni interessati vanno da pochi metri sul livello del mare fino alla quota di 800-850 metri. Il Mandorlo trova diffusione su terreni permeabili e ricchi di scheletro. Nella provincia agrigentina i vecchi mandorleti disetanei e con sesti irregolari, vengono sostituiti da mandorleti moderni  monovarietali e con sistemi d'impianto razionali. Nei primi il panorama varietale è molto ampio con prevalenza di cultivar a guscio duro e con produzioni (circa 10 ql.x ha) e rese molto basse (intorno al 20 per cento).

Nei nuovi impianti le varietà più diffuse sono la "Tuono" e la "Supernova" con guscio semi-premice e con produzioni più elevate (15-20 ql x ha in guscio) e rese intorno al 30-35%.